S. Busatto ( a cura di) |
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Senza nulla concedere al “folclore di celebrazioni astoriche del passato”, un gruppo di cittadini ha voluto recuperare alcuni frammenti della storia della propria comunità valorizzando i ricordi dei più anziani. Ne è uscito un affresco che, da un punto di vista contenutistico, non ha nulla a che vedere con le solite nostalgiche rievocazioni venate di rimpianto per le antiche atmosfere e i perduti valori. Si leggano in particolare i racconti femminili: una denuncia aspra, ancorata ai fatti e perciò priva di retorica, della durezza dei rapporti intrafamiliari, della condizione di sfruttamento e di emarginazione dei più deboli, soprattutto donne e bambini, dell’impotenza ad opporsi a soprusi e prevaricazioni. E se un po’ di nostalgia traspare, questo avviene, giustamente, nelle pagine in cui, di fronte al degrado odierno, ci si ricorda di come fossero limpidi i fiumi, i fossi e i fontanazzi di una volta, ricchi di una flora e di una fauna almeno in parte scomparse o gravemente minacciate. (L. Vanzetto, Prefazione). |
L. Bregantin, L. Fantina, M. Mondini |
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.Il Veneto della Grande Guerra non è solo il Piave e il Grappa, ma anche Venezia, Treviso e Padova, tre città che rientrano fin dal 1915 in zona di guerra e che dopo Caporetto acquistano un’importanza fondamentale per la resistenza fino all’offensiva finale di Vittorio Veneto. Spazi urbani militarizzati per la presenza di caserme, ospedali, case del soldato, bordelli e che sono popolati di soldati, ma anche di medici, crocerossine, giornalisti e “borghesi della guerra”. Città che tra il 1917 e il 1918 si ritrovano quasi in prima linea per la vicinanza del fronte, quindi a tutti gli effetti le città “nazionali” della guerra italiana. Il volume ne traccia un agile profilo dal punto di vista politico, militare e sociale, tenendo conto della più recente storiografia sulla Grande Guerra. |
| N. Bettiol Feriti nell'anima. Storie di soldati dai manicomi del Veneto 1915-1918 Istresco, Treviso 2008 pp. 224, €14,00 isbn 978 88 88880 40 2 |
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Durante la Grande Guerra oltre 40.000 militari italiani furono ricoverati negli ospedali psichiatrici, ma probabilmente un numero di gran lunga superiore, mai rilevato, diede segnali di sofferenza psichica di fronte alla tragica quotidianità della vita al fronte. La fuga nella malattia mentale andò progressivamente configurandosi come uno degli elementi distintivi della prima guerra tecnologica di massa. Migliaia di uomini che dovettero subire a fondo il potere estraniante della trincea, il continuo rovesciamento dei valori, la perdita di controllo sulla propria esistenza, l'annullamento della dignità personale, manifestarono un diffuso malessere che ebbe modo di esprimersi nella folliaQuesto libro, attraverso la documentazione psichiatrica e le lettere censurate contenute nelle cartelle cliniche, racconta le storie, le speranze e le sofferenze di questi uomini, per troppo tempo dimenticati dalla memoria. |
| G. Biedermann Il Veneto invaso. Ricordi di guerra di un artigliere austriaco Istresco, Treviso 2008 pp. 204, €14,00 isbn 978 88 88880 41 9 |
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Quale fu il reale rapporto fra le popolazioni venete “occupate” e l’esercito austro-ungarico? In che cosa si manifestò, se si manifestò, il patriottismo di chi si era visto abbandonare dal proprio esercito e spesso anche dalle autorità politiche ed amministrative? E come vedevano i vincitori di Caporetto quegli abitanti che fino al 1866 erano appartenuti al loro stesso Impero, dal quale, alcuni erano stati addirittura decorati? Lo racconta la testimonianza di un sergente maggiore di artiglieria, che dopo l’inferno del Monte Santo e del San Gabriele vive per 9 mesi a contatto delle popolazioni venete. La guerra e la conquista lasciano qui spazio e tempo ad incontri toccanti, ad una speranza che oltre il conflitto intravede il futuro di un’Europa diversa. |
| P. Pozzato Vittorio Veneto. La battaglia della vittoria (24 ottobre - 4 novembre 1918) Istresco, Treviso 2008 pp. 212, €14,00 isbn 978 88 88880 42 6 |
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Vittorio Veneto segna non solo la fine del primo conflitto mondiale in Italia, ma la stessa consacrazione del mito nazionale del nostro paese. Con la vittoria scomparivano definitivamente i fantasmi dello sciopero militare, l’onta di Caporetto, il contrasto apparso spesso insanabile tra alti comandi e truppa. Proprio per questo però questa battaglia è più nota che realmente conosciuta. Tanto la sua versione ufficiale, quanto alcune delle più recenti ricostruzioni ignorano dati e problemi essenziali, si affidano solo alla voce dei “vincitori” o a quella degli “sconfitti”. Questo lavoro si propone invece di far dialogare fra loro proprio le opposte prospettive, per cercare fra i meandri delle versioni e delle testimonianze il filo di Arianna della verità storica. |
Piero Bonotto I banditi dell'Archeson. Ricordi di un partigiano del Grappa. Istresco, Treviso 2008, pp. 186, euro 12,00. |
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Piero Bonotto nasce a Cavaso del Tomba nel 1924. Ha 19 anni quando i fatti dell’8 settembre lo spingono ad organizzare, con un gruppo di amici del paese, le prime forme di resistenza “in nome degli ideali di libertà e giustizia che il fascismo da vent’anni calpestava”. Diventa così uno dei partigiani del Grappa, uno dei “banditi dell’Archeson”, uno degli uomini della Brigata Italia Libera del maggiore Edoardo Pierotti. In questa memoria ripercorre lo sconcerto di allora per la decisione di difendere il monte, ad oltranza, nei giorni del rastrellamento (20-28 settembre 1944) e rivive, con sgomento, il dolore per i tanti amici trucidati in quella che fu una strage di inermi. Racconta i mesi di lavoro alla Todt come occasione per continuare a lottare, “attraversando l’inferno”, fino ai “giorni indimenticabili” della Liberazione. La storia è a lieto fine: Piero ha la consapevolezza di aver contribuito a ridare dignità e libertà al suo paese. E non da solo, ma assieme a tanti altri. E’ per difendere la loro memoria che Piero continua a lottare. |
Stefano Ballarin Un antifascista di provincia. Storia di Ferdinando Perencin (1910-1941) Istresco, Treviso 2008, pp. 238, euro 16,00. |
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Ferdinando Perencin (1910-1941) da San Vendemiano (TV) fu travolto e distrutto dalla dittatura fascista: conobbe l’accanimento di funzionari e prefetti, il Tribunale speciale per la difesa dello stato, il carcere e il confino, le spire ottuse della peggiore burocrazia che lo costrinse ad una agonia lunga e solitaria, senza cure e senza conforto. |
Anna Alemanno (a cura di) Lettere [d]all'Occidente Istresco, Treviso 2008, pp. 126, euro 12,00. |
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Lettere [d]all’Occidente è un progetto nato dalla volontà di dare voce e ascolto ai cittadini di madre lingua straniera residenti nella provincia di Treviso, attraverso un concorso di scrittura che ha dato loro l’occasione di raccontare l’esperienza in Italia con una lettera indirizzata ad un proprio caro, nel paese d’origine. La raccolta di testi, qui pubblicata, testimonia il comune vissuto personale dei nostri concittadini stranieri e permette di condividerne l’autentica richiesta di comprensione e accettazione. Il materiale raccolto rappresdenta una significativa documentazione delle esperienze delle prime generazioni di immigrati in questo scorcio di nord-est. Nell’ambito del progetto sono stati organizzati incontri e conferenze a carattere interculturale con il proposito di contribuire a migliorare il dialogo tra i popoli. I saggi brevi contenuti in questa pubblicazione stanno a testimoniare il dibattito e il confronto costruttivi in atto nella società civile. |
Ernesto Brunetta Dal Montello a San Donà. La battaglia del Piave 1917-1918 Istresco, Treviso 2008, pp. 80 |
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Da Caporetto al Piave è il momento della massima disgregazione del nostro esercito. Tra l’Altopiano dei Sette Comuni, il Grappa, il Montello e il Piave le forze armate italiane riuscirono a contenere lo spazio offensivo del nemico e a trasformare quei luoghi nel limite invalicabile dell’offensiva. La battaglia del Solstizio segnò la definitiva sconfitta dell’avanzata austro-ungarica, sconfitta alla quale concorsero anche le condizioni economiche estremamente disagiate dell’Impero. Vittorio Veneto fu la conclusione di un processo di dissoluzione di un Impero che, con la sua pluralità etnica, costituiva un nonsenso nella carta geografica d’Europa. |
Daniele Ceschin In fuga da Hitler Gli ebrei stranieri internati nel Trevigiano (1941-43) Istresco, Treviso 2008, pp.176 |
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Il volume raccoglie le storie degli ebrei stranieri provenienti soprattutto dalla Jugoslavia occupata dalle truppe nazifasciste, ed internati in provincia di Treviso durante la Seconda guerra mondiale. Destinati all’“internamento libero”, circa 380 ebrei arrivano infatti nel Trevigiano nell’autunno del 1941 per poi essere inoltrati in una ventina di comuni, nei “perimetri della razza” predisposti dal regime fascista e dai quali non possono uscire: quasi dei “campi di concentramento” dove gli internati, nonostante i vincoli posti dalle autorità, riusciranno comunque ad intrecciare le loro vite con quelle della popolazione locale. Nei “perimetri” rimarranno fino all’armistizio quando si renderà necessaria un’altra e definitiva fuga – verso la Svizzera o verso l’Italia già liberata – per sottrarsi alla deportazione nei campi di sterminio. Il libro è nato grazie allo stimolo di Renato Mannheimer, la cui famiglia venne salvata da un ignoto “giusto” di nome “Renato”. |
Daniele Ceschin (a cura di) Dai campi alle officine. Storie e lotte del sindacato nel Trevigiano Atti del convegno Un secolo per il lavoro 1906-2006 Cgil Treviso – Istresco, Treviso 2007, pp. 372 |
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Un secolo di sindacato, un secolo per il lavoro. Il volume raccoglie saggi e contributi che illustrano le vicende delle organizzazioni sindacali nel Trevigiano, dalla fase “arcaica” della seconda metà dell’Ottocento caratterizzata dal mutualismo e dalla cooperazione, fino alle lotte nelle fabbriche degli anni Sessanta. Passando attraverso la nascita della Camera del lavoro, il leghismo rosso e quello bianco del primo dopoguerra, il sindacalismo fascista e la rinascita del sindacato nell’Italia libera e democratica. Stagioni politiche e uomini, organizzazione e partecipazione. Quindi la CGIL, ma non solo. La chiave di lettura è data dalle trasformazioni dell’economia trevigiana: “dai campi alle officine”, dall’attenzione alle condizioni delle masse rurali e dalla loro mobilitazione, alle vertenze dei contadini diventati operai. Un processo scontato e un luogo comune? Non proprio: il sindacato accompagna queste fasi con il suo apporto, legge queste dinamiche e cerca di governarle, combatte e rivendica, media e a volte ripiega. Non è una storia facile: accanto alle lacerazioni e alle sconfitte si consolidano anche le speranze e le conquiste. |
Santo Valenti Stellette sul Grappa Istresco, Treviso 2007, pp.132 |
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Soldato di leva prima dell’8 settembre, arruolatosi nella Rsi per non recare danno ai famigliari, viene catturato dai partigiani e sceglie di combattere con loro sul Grappa. Preso nel Rastrellamento del 20-27 settembre 1944, è tra coloro che sono destinati all’impiccagione a Bassano. All’ultimo minuto, senza una chiara ragione, viene tolto dal gruppo. Finisce poi a lavorare con la Todt nell’altopiano di Asiago. Sessant’anni dopo Santo ricorda e continua a interrogarsi sul significato della “sua” storia. “Credo che ciò che ho scritto con grande sforzo per richiamare alla mente quei fatti dolorosi, e soprattutto per reprimere quel senso di disagio, quel grumo d’emozioni e di sentimenti fortissimi che non mi hanno mai abbandonato, sia sufficiente a delineare il mio ruolo durante quegli avvenimenti, e quello di tante persone come me: soldati di leva, senza ambizioni e senza passioni, probabilmente non tagliati per la guerra e precipitati contro la loro volontà in circostanze davvero drammatiche”. |
Lorenzo Capovilla, Giancarlo De Santi Sui sentieri dei partigiani nel Massiccio del Grappa Cierre-Istresco, Verona 2007 |
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Meta di pellegrinaggi agli inizi del Novecento e poi simbolo dell'eroismo italiano durante la Grande Guerra, dopo l'8 settembre il Grappa fu scelto anche come rifugio dai partigiani: sul massiccio nacquero quattro formazioni per un totale di circa 1200 uomini. Dopo il rastrellamento attuato da nazisti e fascisti tra il 20 e il 28 settembre 1944, molti di essi furono uccisi o deportati, mentre rappresaglie e devastazioni terrorizzarono a lungo le popolazioni civili. E' soprattutto questo nodo di storie che ha portato gli autori a ripercorrere i sentieri della Resistenza e a visitare rifugi e postazioni. Il risultato sono i 16 itinerari contenuti in questo libro, che interessano tutti i versanti del massiccio e consentono all'escursionista di leggere i segni che fanno del monte Grappa uno dei luoghi più emblematici della storia del Novecento, apprezzando nello stesso tempo le particolarità della conformazioni geologica e gli endemismi naturalistici, nonchè la bellezza degli scorci panoramici. |
Francesca Capra Albina Moimas racconta: La testimonianza di una ex internata ad Auschwitz Fare storia con la fonte orale: riflessioni e proposte didattiche Istresco 2007, pp. 124 |
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Il racconto di una ex internata ad Auschwitz che incontra gli alunni dell’Istituto comprensivo “A. Martini” di Peseggia (VE) diventa occasione per un laboratorio storico sulla fonte orale. E dopo operazioni di trascrizione, decostruzione e contestualizzazione, ragazzi e insegnante decidono di mettere alla prova competenze e conoscenze acquisite creando un nuovo soggetto, una sceneggiatura e realizzando un cortometraggio. Un’esperienza sul campo ricca e motivante, originale ed interdisciplinare dove i saperi non sono trasmessi, ma costruiti assieme. |
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Egidio Ceccato
Guerra, Resistenza e rinascita di Castelfranco Veneto La vicenda di Guido Battocchio (1919-2001) Istresco, Treviso 2007, pp. 316. |
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La vicenda di Guido Battocchio un popolano di Salvatronda di umili origini, dapprima operaio alla Simmel, poi guardia municipale dalle molte risorse ed infine agente immobiliare in proprio ci consente di illuminiare dal basso cinquant’anni di storia di Castelfranco e della castellana. E quindi di mettere a fuoco la ribellione morale di tanti giovani alla guerra voluta dal fascismo, la loro convinta partecipazione ad una Resistenza dalle diverse anime e dalle perduranti zone d’ombra le stesse che fanno da sfondo all’assassinio di Masaccio la successiva tendenza a discriminare i rossi anziché a punire o epurare i neri; i molteplici apporti alla ricostruzione post-bellica e alla crescita economica e civile di Castelfranco Veneto, fortemente voluta dai fratelli Domenico e Gino Sartor. Capitoli di storia come sempre in chiaroscuro, che hanno però permesso a non pochi ex polentoni di scrivere pagine esemplari di riscatto personale e familiare. |
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Nino De Marchi, Livio Fantina
Partigiani in Montagna Fotografie della Resistenza in Cansiglio e Alpago. Autunno 1944 primavera 1945 Istresco, Treviso 2007, pp. 144. |
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Sessanta foto, un piccolo tesoro di ricordi privati conservato gelosamente a cui accostarsi ogni tanto per rinnovare le sensazioni della gioventù, a riflettere sul senso di un'esperienza tanto forte da determinare una vita. Ma il piccolo tesoro è anche il tassello di una memoria collettiva, testimonianza di uno sguardo irripetibile e spontaneo con cui, tra i boschi le montagne e le baite del Cansiglio, si vive l'alba di una nuova storia, si sogna una nuova nazione o, più semplicemente, si cerca di sopravvivere con la dignità di chi non vuol chinare il capo di fronte alla prepotenza dei nuovi padroni a cui i vecchi hanno ordinato di sottomettersi. (Livio Fantina) |
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Giorgio Morlin (a cura di)
1944: Treviso sotto le bombe Una Cronaca vescovile e altri documenti inediti su Treviso in tempo di guerra (1944-1945) Istresco, Treviso 2007, pp. 160. € 12,00 |
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Dopo la caduta del fascismo, la Chiesa trevigiana riemerge dalla guerra con un’immagine notevolmente rafforzata. Non pochi elementi avrebbero potuto far pensare ad un suo disagio o ridimensionamento a causa dei numerosi compromessi cui si era adattata nel corso del ventennio precedente: dall’aperto appoggio al Plebiscito a favore del Partito nazionale fascista nel marzo 1929 alla guerra coloniale in Africa; dal silenzio imbarazzante sulle leggi razziali nel 1938, all’entrata in guerra del 1940; dall’occupazione di Grecia e Jugoslavia, fino al sostegno attivo e convinto alla campagna di Russia. Fatti, questi, che avrebbero potuto giustificare diffidenza e risentimento nei confronti dell’istituzione ecclesiale. In realtà, la compattezza del consenso nel cattolicesimo rurale trevigiano e il coinvolgimento personale di molti preti, e del vescovo in particolare, a fianco della popolazione civile, smentirono questa previsione. La gente, infatti, pur nelle inevitabili asprezze che si crearono nello scontro ideologico tra comunismo e anticomunismo, riconobbe nella Chiesa trevigiana un significativo punto di riferimento durante l’intero decennio 1940-1950. E questo, grazie anche a mons. Antonio Mantiero che, con determinazione e generosità, svolse un’opera altamente civile oltre che ecclesiale. |
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A. Casellato (a cura di)
Il microfono rovesciato Dieci variazioni sulla storia orale Interviste a Cesare Bermani, Manlio Calegari, Luisa Passerini, Alessandro Portelli, Tullio Telmon, Gabriella Gribaudi, Daniela Perco, Marco Fincardi, Antonio Canovi, Marco Paolini Istresco, Treviso 2007, pp. 144, € 12.00 |
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Abbiamo preso sul serio l’immagine inventata da Gianni Bosio, del ricercatore sul terreno dell’oralità come intellettuale rovesciato. Così ne abbiamo scelto dieci esemplari, diversi tra loro per età, provenienza e professione, e li abbiamo capovolti. Non messi a testa in giù, ma solo dall’altra parte del registratore. Già questa è stata una piccola rivoluzione copernicana. Abituati a fare domande agli altri, sono stati gentilmente costretti a dare risposte su di sé, a raccontare le loro storie, a svelare i loro segreti (professionali). |
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Alberto Tronchin
Un "giusto" ritrovato. Karel Weirich: la Resistenza civile e il salvataggio degli ebrei in Italia Istresco, Treviso 2007. |
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Dalla scoperta di un archivio a Treviso, riemerge la storia dimenticata di Karel Weirich, un giornalista antifascista ceco che durante la seconda guerra mondiale aiutò in Italia centinaia di ebrei fuggiti dalla Ceco-Slovacchia occupata dai nazisti. Una vicenda positiva ed emblematica, in grado di mostrarci come la Resistenza e l'attività di soccorso verso le persone di religione ebraica fossero unite dai medesimi valori. "La limpida vicenda umana e civile di Karel Weirich ci fa riscoprire una realtà che prima il fascismo, poi il comunismo avevano largamente occultato e Alberto Tronchin è riuscito con indubbia perizia a saldare in una sintesi felice un evento locale (la scoperta di un archivio) con la grande storia della Resistenza e della Shoah". (dalla Prefazione di Francesco Leoncini) |
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Lisa Tempesta (a cura di)
Storie di donne in guerra e nella Resistenza Istresco, Treviso 2006, pp. 272. |
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Questo volume rappresenta la conclusione di una ricerca sulla memoria femminile della Resistenza trevigiana iniziata qualche anno fa, raccogliendo le testimonianze orali delle donne che contribuirono a vario titolo alla lotta di liberazione nazionale. L'indagine ha inteso illustrare le motivazioni che indussero delle ragazze di paese a "vivere pericolosamente", per raccontare poi l'eredità di una simile esperienza, cioè le forme dell'impegno femminile nel dopoguerra, ovvero i percorsi e le modalità di rientro nel privato. Nel tempo l'oggetto della ricerca si è allargato fino ad abbracciare la memoria femminile della guerra in senso lato. Storie di donne in guerra e nella Resistenza ha voluto offrire uno spazio pubblico di ascolto a chi non l'aveva mai avuto, allestire una scena narrativa in cui i nostri testimoni - tanto preziosi quanto inconsueti - potessero finalmente muoversi nelle vesti di protagonisti di storie condotte in prima persona, con l'intenzione di restituire legittimità storica e civile a vissuti e memorie troppo a lungo trascurati. |
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Daniele Ceschin
"Ai poveri ha da tornare" Storia dell'Ospedale Bon Bozzolla di Soligo Istresco, Treviso 2006, pp. 192. |
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Le vicende dell'Ospedale Bon Bozzolla di Soligo si sono snodate attraverso un secolo, hanno segnato profondamente la storia politica e amministrativa del territorio del Quartier del Piave, ma soprattutto hanno inciso notevolmente sulle dinamiche sociali di quella comunità. Da luogo di cura e di assistenza, frutto della beneficenza di fine Ottocento, l'Ospedale è diventato nel corso dei decenni una realtà economica sempre più importante, caratterizzandosi per la sua capacità di governare i momenti di crisi e i cambiamenti e di modificare via via le sue finalità che, anche attualmente, sono orientate verso i servizi alla persona. |
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Federico Maistrello
XX Brigata Nera Attività squadrista in Treviso e Provincia (luglio 1944 aprile 1945) Istresco, Treviso 2006, pp. 260 |
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La ricerca di Federico Maistrello sulla XX Brigata Nera A. Cavallin di Treviso è importante, non solo perchè ricostruisce la composizione e la struttura dellorganismo, ma anche e specialmente perché descrive nei particolari gli episodi di violenza di cui furono autori i brigatisti neri della provincia e contribuisce a illuminare dallinterno la storia della Repubblica sociale italiana. (Dianella Gagliani) |
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Ernesto Brunetta
Campagne e Resistenza nel Trevigiano Istresco, Treviso 2006, pp.144 |
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"E' dall'interpretazione della categoria della sopravvivenza come norma che emerge il rapporto tra mondo rurale e Resistenza, rapporto che risulterebbe infatti incomprensibile senza l'uso di questa categoria. Sicché una Resistenza condotta in modo tale da accentuare quelli che i contadini ritenevano mali assoluti non era certamente ben vista da quel mondo, mentre diverso fu il rapporto con una Resistenza che, diciamo così, si contenesse. Alla fin fine però, le rappresaglie provocate, così comunemente si riteneva, dalla presenza e dalle azioni dei partigiani, le requisizioni necessarie alla sopravvivenza delle formazioni, le esecuzioni sommarie del dopo liberazione, innescarono in buona parte del mondo rurale un'identificazione perversa tra singoli episodi e movimento in generale, della quale non approfittò di certo uno screditato neofascismo, bensì piuttosto quanti andavano predicando l'oblio, la rimozione o, al più, l'identico rispetto per tutte le vittime della guerra". |
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Livio Vanzetto (a cura di)
Per Ivo Dalla Costa Istresco, Treviso 2006, pp. 144 |
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Uomo politico, sindacalista, organizzatore culturale, storico, cultore di musica e di pittura, Ivo Dalla Costa ha ricoperto, per oltre un cinquantennio, un ruolo di primo piano sulla scena pubblica trevigiana, "punto di riferimento della vita politico-culturale" locale. |
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Daniele Ceschin
La lunga estate del 1944 Civili e partigiani a Farra di Soligo e nel Quartier del Piave Istresco, Treviso 2006, pp. 216 |
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Il fuoco di questa ricerca è rappresentato dai fatti dellestate del 1944 nel Quartier del Piave e dalla ricostruzione di eventi poco noti ai più, quasi dimenticati e che, a distanza di oltre sessantanni, meritano di essere indagati e rivisitati anche alla luce delle acquisizioni e delle interpretazioni storiografiche più recenti. A partire dal mese di agosto numerosi comuni della zona pedemontana del Trevigiano, in buona parte controllati dai partigiani della brigata Mazzini, vennero interessati dalla violenza nazifascista che si riversò soprattutto sulla popolazione civile. Dopo aver incendiato numerose abitazioni di Pieve di Soligo e di Solighetto, la mattina del 1° settembre alcuni reparti di tedeschi e di repubblicani di Salò raggiunsero Soligo e cominciarono ad appiccare il fuoco alle vie principali del paese. Catturati poi sette civili nei pressi di Villa Brandolini, questi vennero fucilati poco lontano, sulla strada per Farra di Soligo. Persero così la vita Giuseppe Bonaventura, Ruggero Camilotto, Vigilio Nardi, Paride Pecoretti, Giuseppe Tomasi e i fratelli Giovanni e Olivo Ricoldo. La furia nazifascista si spostò poi verso Farra, con lincendio del Borgo Monchera e luccisione di Pietro Simoni, e poi ancora verso Miane, Follina e gli altri comuni della Vallata. Tutti questi episodi furono il tragico prologo del rastrellamento del Cansiglio. |
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Federico Maistrello
'Carmen' Una donna nella Resistenza Istresco, Treviso 2006, pp.152 |
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Da Selva del Montello (Treviso) a Buenos Aires. In mezzo, la stagione della guerra partigiana, che ha lasciato nel corpo di Carmen segni indelebili. Dopo sessantanni di oblio, la ricerca di Federico Maistrello ci restituisce una vicenda drammatica di Resistenza al femminile. |
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Daniele Ceschin (a cura di)
Biblioteca antifascista Letture e riletture della Resistenza Università Ca' Foscari, Istresco, Treviso 2006, pp. 144 |
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Unideale biblioteca antifascista" con i suoi pieni e i suoi vuoti, con i libri letti e riletti e con quelli che possiamo momentaneamente considerare fuori scaffale. Testi legati a vario titolo al periodo della Resistenza e allantifascismo, ma non solo; che ci appartengono indistintamente e che riconosciamo come parte di un comune orizzonte culturale e, alla fin fine, democratico e civile. Possiamo sommessamente considerare le riletture di questi libri i nostri "granelli di sabbia, il nostro modesto contributo ad una cultura antifascista che, oltre che studiata, va innanzitutto testimoniata e quindi difesa. |
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Valerio "Marco" Andreatta
Uno dei tanti. Memorie dalla campagna di Russia alla deportazione di Germania. Prefazione di Paolo Capuzzo con una nota di Giuliana Andreatta e una intervista sul prima e sul dopo di Alessandro Casellato Cierre Edizioni - Istresco, Verona 2006, seconda edizione, pp. 88. |
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Valerio Andreatta, detto Marco, nasce ad Asolo (TV) nel 1922. Arruolato nel 1942, nello stesso anno viene inviato sul fronte del Don. E' tra i pochi che riescono a sopravvivere alla ritirata dalla Russia, ma dopo l'8 settembre viene catturato dai tedeschi e internato in un campo di lavoro. Rientra in Italia nel giugno 1945. A distanza di sessant'anni, quelle esperienze non si sono ancora sedimentate, ma restano vive e presenti nella sua coscienza. L'attenzione e la confidenza di una della famiglia, Giuliana, hanno consentito a questo vissuto di diventare narrazione, dando voce a "uno dei tanti". |
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Luisa Tosi
Testimoni loro malgrado. Memorie del bombardamento del 7 aprile Istresco, Treviso 2006, seconda edizione, pp. 176. |
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Il 7 aprile 1944 più di 2000 bombe vennero sganciate su Treviso. Quel giorno la città esplose. Rovinarono al suolo edifici pubblici ed interi quartieri. I rifugi colpiti seppellirono centinaia di persone. Attraverso il racconto di ventinove testimoni, intervistati da Luisa Tosi, possiamo ora ripercorrere le ore che accompagnarono il bombardamento e i mesi di guerra che lo seguirono. All'interno: Il 7 aprile e la memoira di una città, di Erika Lorenzon Memorie del bombardamento del 7 aprile, di Luisa Tosi Nota storica, di Ernesto Brunetta |
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Luisa Tosi,
E' finita la guerra... tutti a casa. 25 aprile 1945: la Liberazione nei ricordi dei trevigiani Istresco, Treviso 2006, pp. 96. |
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Ognuno ha le sue date importanti, quelle che contraddistinguono i passaggi della vita, dal nascere al morire, con le dovute tappe intermedie. Riguardano il nostro privato, fanno parte del patrimonio familiare e della cerchia più ristretta degli amici. Altre date però sono patrimonio allargato di una società, di una comunità, di una nazione, proprietà collettiva che il senso di appartenenza rende importante anche attraverso i ricordi, le celebrazioni e tutte le occasioni pubbliche che ne rinnovano la condivisione e ne celebrano la rilevanza sociale. E la proprietà comune, rendendo pubblico il privato di molti, sollecita la solennità del ricordo, lo riempie di significati, ne sottolinea l'importanza, lo fa diventare parte integrante di un tutto. |
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I. D. Costa, R. Pignatiello, F. Maistrello
La persecuzione degli ebrei in provincia di Treviso 1938-1945 Istresco, Treviso 2006, pp. 117 |
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"...la sconcertante vicinanza tra coloro che perseguitarono e coloro che salvarono, tra episodi radiosi di solidarietà e forme squallide di delazione, le oscillazioni e le scelte individuali ai margini di quell'ampia zona grigia della società che per la maggior parte fu impegnata a non vedere, a non sentire, a non compromettersi..." (dall'Introduzione di Alessandro Casellato) All'interno: Ebrei italiani e stranieri in provincia di Treviso 1938-1945 di Ivo Dalla Costa Bruno Abramo Lattes. Da Istrana a Lugano, e ritorno di Roberto Pignatiello Maria Sara Rosenthal. Da Conegliano a Ravensbrück, senza ritorno di Federico Maistrello |
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F. Scattolin, M. Trinca, A. Manesso
Deportati a Treviso La repressione antislava e il campo di concentramento di Monigo (1942-1943) Istresco, Treviso 2006, pp. 128 |
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"L'Istresco da anni ha puntato la propria attenzione su alcune delle tematiche legate alla complessa vicenda del confine orientale, mettendo a fuoco non solo il periodo successivo all'8 settembre e all'immediato dopoguerra, ma analizzando fatti e vicende storiche precedenti, per capire quali conseguenze abbia avuto la politica antislava messa in campo dal "fascismo di frontiera", prima e dopo l'occupazione della provincia di Lubjana nella primavera del 1941". (dall'Introduzione di Lorenzo Capovilla) All'interno: La politica antislava al confine orientale (1918-1945) di Francesco Scattolin Monigo. Un campo di concentramento per slavi a Treviso (1942-1943) di Maico Trinca Memorie ritrovate di Amerigo Manesso |
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| Lorenzo Capovilla, Giancarlo De Santi Sui sentieri dei partigiani nel massiccio del Grappa Cierre edizioni, Istresco, Verona 2006. |
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Meta di pellegrinaggi agli inizi del Novecento e poi simbolo dell'eroismo italiano durante la Grande Guerra, dopo l'8 settembre il Grappa fu scelto anche come rifugio dai partigiani: sul massiccio nacquero quattro formazioni per un totale di circa 1200 uomini. Dopo il rastrellamento attuato da nazisti e fascisti tra il 20 e il 28 settembre 1944, molti di essi furono uccisi o deportati, mentre rappresaglie e devastazioni terrorizzarono a lungo le popolazioni civili. E' soprattutto questo nodo di storie che ha portato gli autori a ripercorrere i sentieri della Resistenza e a visitare rifugi e postazioni. Il risultato sono i 16 itinerari contenuti in questo libro, che interessano tutti i versanti del massiccio e consentono all'escursionista di leggere i segni che fanno del monte Grappa uno dei luoghi più emblematici della storia del Novecento, apprezzando nello stesso tempo le particolarità della conformazioni geologica e gli endemismi naturalistici, nonchè la bellezza degli scorci panoramici. |
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| Andrea Dapporto Ponzano Veneto 1935-1945 Forza della memoria. Fascismo, Resistenza, Liberazione Istresco, Treviso 2005. |
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Forza della Memoria la ricerca dell'Auser di Ponzano, coordinata da Andrea Dapporto, costituisce il modello di una ricerca rigorosa su una storia, "vissuta dal basso", dal popolo di un paese agricolo, fatto di piccoli borghi, come era Ponzano. È infatti la storia di singole persone, in carne ed ossa, con i loro ricordi e le loro parziali visioni di un periodo terribile, come quello che comincia l'8 settembre 1943. Ma è anche la preziosa testimonianza di una piccola comunità, la testimonianza di un percorso che parte da una adesione di massa al fascismo, ancorché passiva in molti, per giungere alla scoperta dei motivi che spiegano e legittimano il ricorso alla lotta armata. Non solo contro l'invasione tedesca ma contro il "fascismo di tutti i giorni"e la sua rete di poteri irresponsabili e dispotici. |
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| Scritture popolari trevigiane n. 10 Luisa Tosi Testimoni loro malgrado... Memorie del bombardamento del 7 aprile 1944 Cierre Edizioni, Treviso 2005 pp.144, euro 12,00 |
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Il 7 aprile 1944 più di 2000 bombe vennero sganciate su Treviso. Quel giorno la città esplose. Rovinarono al suolo edifici pubblici ed interi quartieri. I rifugi colpiti seppellirono centinaia di persone. Attraverso il racconto di ventinove testimoni, intervistati da Luisa Tosi, possiamo ora ripercorrere le ore che accompagnarono il bombardamento e i mesi di guerra che lo seguirono |
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| Scritture popolari trevigiane n. 9 Mario Carlesso, Virginio Maso Memorie di un soldato prigioniero degli americani 1943-1946 a cura di Erika Lorenzon Istresco, Cierre Edizioni, Treviso 2005 pp. 80, euro 10,00 |
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Mario Carlesso ha appena compiuto vent'anni quando, il 21 luglio 1943, viene fatto prigioniero degli americani, in Sicilia e trasferito in America. Passando da una costa all'altra degli Stati Uniti e finendo poi alle isole Hawai, vive tre anni di spaesamento, riportandosi alla fine in Italia una malattia ancora da curare e un mestiere per la vita. Virginio Maso è l'amico che, seduto ad un tavolo, raccoglie per ore e ore i ricordi della prigionia e li trasforma in scritttura, perchè anche noi possiamo leggere e vedere. |
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| Venetica - Rivista di storia contemporanea Memoria della Resistenza. Una storia lunga sessant'anni a cura di A. Casellato, L. Vanzetto Cierre edizioni 2005 |
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Mario Isnenghi Resistenza e narrativa. Uno schedario veneto Livio Vanzetto Cattiva memoria. La rappresentazione della violenza partigiana nella stampa locale Maria Teresa Sega Passaggi di memoria. Generazioni di donne che incontrano la Resistenza Elena Carano La "guerra ai civili". Lutto pubblico e rimozione giuridica Egidio Ceccato Gli eccidi nazi-fascisti tra storia e memorie di paese Mauro Sabino Gli impiccati di Bassano. Da partigiani a martiri Erika Lorenzon Un lager sotto casa. Memoria e oblio di un campo di concentramento per slavi a Treviso Luca Valente "Maledetti partigiani!". Resistenza, popolazioni e clero nella memorialistica tedesca Stefano Ballarin Garibaldi e 'garibaldini' a Vittorio Veneto Valentina Grillo "La più balda gioventù". Canzoni partigiane in Cansiglio |
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| Mauro Pigozzo 13 aprile 1945. Spineda in fiamme La memoria sessanta anni dopo Comune di Riese Pio X, Istresco, Treviso 2005. |
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Il paese incendiato e depredato da tedeschi e fascisti per rappresaglia dopo uno scontro con i partigiani; abitanti minacciati di morte e arrestati; violenza, dolore, paura: sono questi i fatti accertati verificatisi a Spineda il 13 aprile 1945. Appaiono invece incerti e contraddittori i documenti e le testimonianze relativi allo scontro tra partigiani e nazifascisti allorigine della rappresaglia: dopo tanti anni, risulta ormai quasi impossiblile salvo limprobabile ritrovamento di nuovi documenti ricostruire nei dettagli la dinamica e le motivazioni della sparatoria dell11 aprile 1945. |
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| Associazione "La Ginestra" Tanti modi di dire addio Luoghi, parole, riti per un commiato laico a cura di Alessandro Casellato Istresco, Treviso 2005. |
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Tanti modi di dire addio rappresenta anzi tutto la cronaca della prima battaglia di una piccola associazione di Treviso, "La Ginestra" (in omaggio alla nota poesia leopardiana), che è nata nel 2002 con un obiettivo concreto: ottenere una sala civica del commiato per i non cattolici. Il libretto, curato dallo storico A. Casellato, contiene anche una sezione dedicata alle norme vigenti in materia di esequie ed una antologia che documenta la tradizione di funerali civili in Italia. |
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| Devana Lavrencic Cannata Come se non fosse accaduto Lettera d'amore dal campo di concentramento di Monigo Istresco, Treviso 2005. |
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A seguito dell'occupazione militare della provincia di Lubiana e della deportazione di popolazione civile in campi di concentramento in Italia, un gruppo di liceali di Novo mesto, a partire dal luglio 1942, viene internato a Monigo. Uno dI loro, Tone Savelj, "per continuare a vivere", scrive ad una ragazza di Maribor, Devana Lavrencic, dodici lettere. Sono lettere d'amore per lei, per la terra della loro adolescenza, per i bagni sulla "verde Krka", per le passeggiate "nel parco o in piazza a Grm" e di dolore perchè tutto gli è stato tolto e a Monigo "non vedi altro che il filo spinato e il muro alto". Tone racconta ciò che accade nel campo e che, con il passare dei mesi, produce sentimenti di impotenza e avversione nei confronti di "gente che ha invaso la Slovenia e che noi non abbiamo mai chiamato". |
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| Giorgio Morlin La Chiesa di Treviso dall8 settembre 1943 al 18 aprile 1948 Frammenti di storia, di sofferenza e di libertà nelle cronache di alcuni parroci trevigiani Cierre Edizioni-Istresco, Verona 2005. |
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La ricerca, scaturita dalla sollecitazione di una ventina di cronistorie parrocchiali, indaga sul ruolo del vescovo, di alcuni preti e di alcune comunità in un periodo della recente storia trevigiana, circoscritto da due date emblematiche: 8 settembre 1943 e 18 aprile 1948. E un periodo di nemmeno cinque anni sul quale la precisazione cronologica delle date richiama due grandi eventi, simbolici oltre che storici, che hanno segnato la storia italiana del secolo scorso: linizio delloccupazione nazifascista con l8 settembre e lavvento dellItalia democristiana con il 18 aprile. Tra i circa 600 preti diocesani, allora in attività presso le 230 parrocchie di Treviso, furono solo una decina i sacerdoti riconosciuti con la qualifica di partigiani combattenti dallapposita Commissione regionale. Eppure, la grande maggioranza del clero trevigiano abbracciò decisamente la causa della resistenza civile al nazifascismo invasore. Una resistenza che si espresse in una molteplicità di interventi, miranti alla difesa e alla protezione delle vittime: dai soldati sbandati dopo l8 settembre del 43 ai prigionieri alleati fuggiaschi, dai partigiani in cerca di asilo agli ebrei braccati dalle SS, dagli sfollati in fuga da Treviso per i bombardamenti agli ostaggi civili dei vari paesi della Marca. Tra tutti, emerge la figura mite e decisa del vescovo di Treviso, Antonio Mantiero il quale, nel suo quotidiano e rischioso peregrinare per chiedere clemenza presso gli alti comandi nazifascisti del Veneto, riuscì a sottrarre al carcere e alla deportazione, circa una sessantina di sacerdoti e un centinaio tra civili e partigiani. Nella precarietà dellimmediato dopoguerra, molti preti simpegnarono sul fronte immane dei molteplici bisogni sociali creati dal conflitto e sul fronte di unaccesa competizione politica tra cattolici e comunisti. |
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| Liana Maria Biasiol Aldo Berlese: un trevigiano internato a Görlitz e Auschwitz-Birkenau Istresco, Treviso 2004. |
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Liana Maria Biasiol ha raccolto la memoria di Aldo Berlese, un soldato trevigiano che l'8 settembre 1943 si trovava a Spalato e che con migliaia di commilitoni venne catturato dai tedeschi e internato a Görlitz e Auschwitz-Birkenau. Nei giorni confusi della ritirata tedesca, Aldo assieme ad un piccolo gruppo di italiani, si aggrega e viene rimpatriato dai militari americani. Ritorna a Treviso e si ritrova in una città che sembra non accorgersi del dramma vissuto dagli internati: "ricominciare a vivere è stato bello e faticoso insieme". |
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| Baldo Antonio Gentile Ricordi di guerra di un diciassettenne 1940-1945 Cierre Edizioni, Iveser, Istresco, Treviso 2004, pp. 168. |
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Nella memoria di Baldo Antonio Gentile, gli anni dal 1940 al 1945 risultano fondamentali: non ancora diciassettenne si trova di fronte a situazioni nelle quali, a differenza di tanti, si sente spinto a scegliere di stare da una parte, anche se ciò mette in pericolo la sua vita. Sfollato a Salzano da Marghera nel 1942, dopo aver visto lesultanza per il 25 luglio 43 e le incertezze successive all8 settembre, si trova a parlare di socialismo e antifascismo con il gruppo di amici a cui è legato. Il passo allinterno della Resistenza sarà breve. Arrestato nel settembre 1944, incarcerato a Venezia, torturato e condannato a morte, viene poi inviato nel campo di lavoro di Aussing/Elbe, nellex Cecoslovacchia. Vi giunge il 19 settembre 1944, dieci giorni prima di compiere 17 anni. Otto mesi dopo, i carri armati sovietici mettono fine allinternamento di quanti erano riusciti a sopravvivere. Antonio inizia il lungo viaggio che in settantacinque giorni lo riporterà a casa. |
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| Luisa Bellina, Maria Teresa Sega Tra la città di Dio e la città delluomo Donne cattoliche nella Resistenza Veneta Iveser, Istresco, Treviso 2004, pp. 400. |
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La Resistenza delle donne cattoliche è stata a lungo doppiamente taciuta: dalla storiografia e dalla memoria collettiva. Il libro, che raccoglie gli atti di un convegno a loro dedicato a Venezia nel 2002 e rende pubbliche testimonianze di protagoniste, colma, almeno in parte, questo silenzio, offrendo alla storia dellantifascismo, della lotta di Liberazione e del dopoguerra in Veneto nuovi spunti di interpretazione ed una visione più complessa delle motivazioni che spinsero molte donne ad un impegno militante che ha trovato, per alcune, continuità nella politica. |
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| Egidio Ceccato Patrioti contro partigiani Gavino Sabadin e linvoluzione badogliana nella Resistenza delle Venezie Cierre Edizioni-Istresco, Verona 2004. |
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Nel Veneto bianco, come del resto nel vicino Friuli, la Resistenza non fu affatto il fenomeno unitario proposto da una certa agiografia, per le scelte operate da autorevoli dirigenti delle destre cattolica e badogliana, raggruppate attorno a Gavino Sabadin e alla missione MRS e interessate a garantire una fuoriuscita indolore dal fascismo ai ceti rappresentati. Estranee alla politica di solidarietà ciellenistica e timorose che la guerra patriottica contro i tedeschi debordasse in guerra civile contro i fascisti premessa di sovvertimenti sociali e di discontinuità istituzionale , queste forze, invece di intensificare la lotta contro il nazifascismo, negli ultimi mesi di guerra manovrarono a danno delle formazioni garibaldine e di singoli esponenti azionisti. Egidio Ceccato, nato a Resana (TV) nel 1949, vive da trentanni a Camposampiero (PD) e da oltre un decennio coltiva lo studio della Resistenza regionale. La presente ricerca segue Freccia, una missione impossibile (Cierre-Istresco, 2004), nellambito di una trilogia destinata a concludersi con La memoria imbrogliata. |
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| Federico Maistrello (a cura di) Processo ai fascisti del rastrellamento del Grappa Corte d'assise straordinaria di Treviso, 1947 Istresco, Treviso 2004 |
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Il 7 gennaio 1947 la Corte di Assise Straordinaria di Treviso iniziò un procedimento penale a carico di quindici fascisti imputati di essere implicati nelle vicende relative al durissimo rastrellamento 20-28 settembre 1944 che i tedeschi avevano effettuato contro le formazioni partigiane arroccate sul massiccio del Grappa. Queste schieravano circa milleduecento uomini delle Brigate Matteotti, Gramsci, Italia Libera Archeson e Italia Libera Campocroce. Mancavano completamente di artiglieria pesante e molti partigiani erano disarmati. Nonostante fossero informati del rastrellamento che stava per travolgerli, decisero di battersi, sia nellillusione che gli Alleati fossero sul punto di sfondare la Linea Gotica; sia nella speranza che gli anglo-americani li avrebbero aiutati con incursioni aeree contro le truppe nazifasciste e con aviolanci di armi. Purtroppo nulla di tutto ciò accadde ed essi si sacrificarono in una strenua quanto vana resistenza. Solo pochi riuscirono a sottrarsi alla furia nemica. Trecento furono uccisi in combattimento e gli altri furono catturati e processati da tribunali nazifascisti improvvisati. Di questi ultimi, centosettantuno furono impiccati (tra cui i trentuno nelle principali vie di accesso a Bassano), o appesi a un gancio, o fucilati nei paesi della pedemontana; quattrocento furono deportati in Germania e di essi, i due terzi, non fecero più ritorno. |
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| E. Ceccato Freccia, una missione impossibile La strana morte del maggiore inglese J.P. Wilkinson e l'irresistibile ascesa del col. Galli (Pizzoni) al vertice militare della Resistenza Veneta Cierre Edizioni-Istresco, Verona 2004. |
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Chi aveva interesse a sbarazzarsi di Freccia? La Polizia Trentina ha agito per conto di terzi? Paracadutato in Veneto nell'agosto del 1944, alla creduta antivigilia della liberazione della pianura padana, il maggiore John Prentice Wilkinson, al pari dei colleghi magg. Tilman e cap. Brietsche e degli uomini della missione "Ruina", si trovò a trascorrere il duro inverno 1944-45 tra le formazioni partigiane vicentine, condividendone le traversie. Considerato dal Quartier generale alleato come «our senior British Liaison Officer in Western Veneto», nel marzo del 1945, mentre esercitava le funzioni di supervisore della resistenza regionale, trovò la morte in un misterioso agguato e subito voci interessate fecero confluire i sospetti sui garibaldini della "Garemi" dei quali era ospite. I documenti recentemente affluiti da Londra, pur non risolvendo compiutamente il thriller della sua tragica fine, fanno emergere un aspro e insanabile contenzioso tra Freccia e la resistenza autonoma locale e regionale, ribaltando completamente il quadro degli indizi ed il possibile movente dell'assassinio. La scomparsa di Freccia, infatti, spianava la strada all'ascesa del col. Galli - un passato nella polizia fascista ed un futuro nella "Celere" scelbiana - a comandante militare effettivo dei partigiani veneti e all'egemonia moderata nella resistenza veneta, durante la cosiddetta «fase Sabadin» (gennaio-aprile 1945). |
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| LE PUBBLICAZIONI DEL 2003
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| A. Casellato (a cura di) L'anarchico di Mel e altre storie Vite di sovversivi processati dal tribunale speciale per la difesa dello stato Istresco, Treviso 2003. |
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Sei studenti di storia si mettono alla caccia di altrettanti antifascisti dimenticati. All'inizio è un'esercitazione universitaria, poi diventa una sfida, infine un incontro, con ciò che rimane di quelle persone che si sono battute contro il fascismo e che ne hanno ricevuto in cambio una vita difficile, con i loro figli e nipoti che ne serbano ricordi affettuosi, e infine con se stessi, con le proprie motivazioni, emozioni e perplessità di apprendisti storici e giovani uomini e donne. |
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| A. Casellato, L. Vanzetto United Colors of Noaltri Localismi e globalizzazione nel Veneto contemporaneo Istresco, Treviso 2003. |
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I quattro saggi pubblicati nel testo nascono come relazioni 'parallele' presentate a due recenti convegni dedicati allo studio delle identità collettive, tenutisi rispettivamente a Trieste nel 2001 e a Treviso nel 2002. Gli autori rivendicano a se stessi il ruolo di mostrare come sono stati creati, come funzionano e quali fini servono i miti con cui operano gli ingegneri delle identità collettive, che sembrano aver individuato nel Veneto uno dei terreni più interessanti per le loro sperimentazioni. |
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| A. Casellato (a cura di) Elio Fregonese 1922-2002 Una biografia a più voci Istresco, Treviso 2003. |
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Il testo raccoglie le autobiografie che Elio stesso ha lasciato, sia sotto forma di intervista che di scrittura diretta. Riporta anche le orazioni pronunciate in occasione del suo funerale; i ricordi di alcuni che lo hanno conosciuto nel lavoro, nella politica e nel sindacato; lettere e fotografie tra il pubblico ed il privato. I contributi sono introdotti da Alessandro Casellato con un saggio denso ed interessante sui racconti che fissano e tramandano una vita. |
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| M. Simonetto, L. Vanzetto 10 anni di Istresco Istresco, Treviso 2003. |
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Il primo saggio, ricostruisce la vita dell'Istresco, dalla sua fondazione (6 luglio 1992) ai nostri giorni, sulla base della documentazione depositata in archivio, attraverso la penna di chi ne è stato Direttore per 10 anni. Michele Simonetto, invece, ripercorre i temi principali delle ricerche storiografiche e di altre collane che caratterizzano l'attività editoriale dell'Istituto, che ha di recente superato i sessanta titoli, molti dei quali sono frutto della collaborazione con Cierre Edizioni. |
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| AA.VV. Istrana: racconti di emigrati Istresco, Treviso 2003 |
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Il testo propone ventidue racconti di emigrati, raccolti assieme a documenti e foto personali, che costituiscono il primo nucleo di un Archivio locale della memoria dell'emigrazione che si va costituendo presso l'Istituto Comprensivo Statale di Istrana. Il progetto, nato in occasione dell'allestimento presso i locali della Scuola media della mostra storico-fotografica L'emigrazione trevigiana e veneta nel mondo, realizzata dalla Provincia di Treviso, è il frutto della collaborazione tra l'Amministrazione comunale di Istrana, l'Istituto Comprensivo e l'ISTRESCO. Dal punto di vista della memoria, le interviste raccolte hanno un notevole interesse, perchè fissano le forme in cui oggi essa si esprime, consentendoci di analizzare i percorsi attraverso i quali si è sedimentata. La constatazione più evidente è che nella memoria individuale l'emigrazione ha ormai fatto proprie e consolidate precise fabulazioni che, con poche varianti, sono assunte da tutti gli intervistati. Citando M. Halbwachs (La memoria collettiva, Milano 1987) possiamo affermare che tali paradigmi non sono il frutto di tentativi individuali degli emigrati, ma rappresentano degli schemi di comprensione elaborati dalla memoria collettiva e messi a disposizione del ricordo e della narrazione personali. |
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| Maico Trinca Monigo: un campo di concentramento per slavi a Treviso Luglio 1942 - settembre 1943 Istresco, Treviso 2003 |
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La ricerca traccia un quadro sintetico delle vicende dell'occupazione italiana della Provincia di Lubiana (aprile 1941 - settembre 1943) all'interno del quale va collocata la violenta repressione contro partigiani e popolazione civile slovena. In modo più specifico si parla dell'internamento di popolazione slovena in campi di concentramento sorti nel nostro paese tra il 1942 e il 1943, un argomento sul quale per molto tempo la nostra storiografia ha glissato e che rimane per lo più ancora sconosciuto al grande pubblico. Nel campo di Monigo, secondo cifre riportate nel giornale clandestino "Novice izza zice" [Notizie da oltre il filo] nel marzo del 1943 vennero censite 3.122 presenze, suddivise come segue: 1.058 uomini, 1.085 donne, 513 bambini maschi e 466 bambine; 42 bambini vennero alla luce direttamente nel campo e, in alcuni casi vi morirono. Erano presenti anche molti anziani, ultrasessantenni ed ultrasettantenni. I morti furono 187, sepolti in due fosse comuni nel cimitero di San Lazzaro. |
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| LE PUBBLICAZIONI DEL 2002
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Valerio "Marco" Andreatta
Uno dei tanti Memorie dalla campagna di Russia alla deportazione in Germania Cierre Edizioni-Istresco, Treviso 2002. A. Manesso (a cura di) La Grande guerra nel Trevigiano Dossier Didattico Provincia di Treviso -Istresco, Treviso 2002. F. Botteon, L. Botteon Piccole italiane e balilla Strategie di persuasione alla scuola del duce Istresco, Treviso 2002. L. Bellina, M. Crespan, L. Fantina, C. Perusini, L. Urettini, Gildo Cesco-Frare. Tra dubbio e utopia del possibile Cierre edizioni-Istresco, Treviso 2002. Renzo Biondo Il verde, il rosso, il bianco La VI brigata Osoppo e la brigata osovano-garibaldina "Ippolito Nievo" Cleup, Padova 2002. Erika Lorenzon Un giorno per non dimenticare 27 gennaio 1945 abbattimento dei cancelli di Auschwitz Istresco-Provincia di Treviso, Treviso 2002. Francesco Scattolin Il fascio e la tiara 1929: dal Concordato, il plebiscito Istresco, Treviso 2002. Marco Fincardi (a cura di) Emigranti a passo romano Operai dell'Alto Veneto e Friuli nella Germania hitleriana Cierre Edizioni-Istresco-Ifsml, Verona 2002. Venetica Rivista di storia contemporanea - Il nuovo Veneto - L'Italia chiamò. Memoria civile e militare di una regione |