|
|
|
|
M. Castelnuovo, S. Catanese, G. Cavallin, M. Mariotti, M. Portello, L. Romani, F. Simonetto, L. Tosi |
|
![]() |
Paesi che vai, nonni che trovi nasce da alcune tracce proposte a bambini e ragazzi, dalle elementari alle superiori, nella prospettiva di andare a curiosare nelle terze età servendosi dell’occhio attento e curioso dei più giovani. E le scuole offrono ormai, in quanto a composizione di studenti, un autentico spaccato del mondo. |
|
|
|
|
A. Casellato, G. Zazzara |
|
![]() |
“Secondo me il discorso di queste interviste che ti fanno fare è anche sondare un po’ il terreno, per vedere cosa sta succedendo… Ti faccio una domanda io a te: perché la Lega fa tanta paura alla Cgil? La Cgil è un mare, c’è dentro di tutto” (Moreno Vio, delegato Flai-Cgil di Ponte di Piave). |
|
|
|
|
M. Negretto, A. Trentin (a cura di) |
|
![]() |
Cos’è la globalizzazione? E il localismo? E cosa si intende per “identità culturale”? Temi di grande attualità, da tempo oggetto di particolare attenzione e le cui implicazioni investono in modo sempre più complesso la nostra quotidianità. |
|
|
|
|
E. Ceccato |
|
![]() |
Uno spaccato della realtà veneta del Novecento tratteggiato attraverso la biografia di un ‘maestro’ di pensiero e di vita: Pacifico Guidolin (1897-1984). |
|
|
|
|
A. Mazzucco (a cura di) |
|
![]() |
Il legame fra alimentazione e struttura sociale emerge chiaramente da questa ricerca che recuperando ricordi, testimonianze, documenti sparsi e frammentari ci restituisce uno spaccato di vita paesana non lontano nel tempo, ma remoto nei suoi valori e nelle sue pratiche e caratterizzato da una netta contrapposizione fra la “grassa” cucina del conte e quella “magra” dei suoi coloni e dei popolani in generale. Emergono dalla memoria i sapori e gli odori della cucina patrizia, ricca di vivande prelibate e piatti sostanziosi ed elaborati in stridente contrasto con l’essenziale cucina delle famiglie patriarcali e delle trattorie paesane, ricca però di inventiva e di fantasia per rendere più stuzzicanti i frugali pasti di un tempo in cui lo spettro della pellagra era incombente. |
|
|
|
|
“Venetica” Terza serie n.17, 2008 |
|
![]() |
INTRODUZIONE |
|
|
|
|
“Venetica” Terza serie n.18, 2008 |
|
![]() |
INTRODUZIONE Alessandro Casellato, Gilda Zazzara - La nostra Spoon River RICERCHE Cecilia Biasiato - Il veleno in busta paga. Racconti di lavoro e malattia ai Cantieri navali e officine meccaniche di Venezia Gilda Zazzara - Memoria operaia di Porto Marghera. Una ricerca in corso INTERVISTE Paolo Casanova Stua - Basta pagare. Diario sindacale Osvaldo de Castro - Una dura gavetta: o i tien o i s-ciopa. Intervista a un piccolo imprenditore su lavoro e sicurezza nei cantieri Elena Matteacci - Alta tensione. Storia di Paul Elisabetta Pin - “Volpe” sull'asfalto. La moglie racconta |
|
|
|
|
Luigi Urettini |
|
![]() |
La biografia "intellettuale" di Giovanni Comisso tracciata da Luigi Urettini nei dieci saggi - in prevalenza pubblicati nella rivista "Terra d'Este" - raccolti in questo volume è un doveroso omaggio al grande scrittore trevigiano nel quarantennale della morte. Una biografia che ripercorre gli anni più fervidi della sua attività di scrittore scanditi da fecondissimi incontri con autori e artisti famosi, da viaggi esotici e avventurosi, dalle tragiche esperienze delle due guerre mondiali. |
|
|
|
|
a cura di M. Castelnuovo, G. Cavallin, M. Graci, M. Lobe, A. Mariotti,L. Tosi |
|
![]() |
Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra. In quante lingue, variegate e diverse, i bimbi accompagnano i giochi e, fra questi, il girare attorno presi per mano, prima che il mondo cascando, come recita il canto, consenta il loro approdo a terra fra divertimento e risa? È partita da questa domanda la ricerca di filastrocche, ninne nanne e conte, che aprendo le porte di alcune scuole, ha messo insieme insegnanti, bambini, genitori e nonni ed ha fatto di questo libro un coro a molte voci. |
|
|
|
|
Amerigo Manesso, Luisa Tosi |
|
![]() |
Nel febbraio 1911 muoveva i primi passi la Camera del Lavoro di Treviso che ebbe la sua prima sede in via Canova, nei locali della Società Operaia di Mutuo Soccorso "Garibaldi". Nel 2009 la CGIL ottiene la disponibilità di un immobile contiguo alla propria sede in via Dandolo, lo riadatta è può offire ai lavoratori e alla cìttadinaza la "città dei servizi". Quasi cento annidi presenza a Treviso di uno dei sindacati tra i più rappresentativi e importanti vengono raccon?tati attraverso la storia delle sedi nelle quali ha operato. Si aprono squarci e prospettive impensate, che aiutano a capire il contesto, le dinamiche, le difficoltà e i traguardi raggiunti dalla CGIL trevigiana. |
|
|
|
|
Luisa Rubinato |
|
![]() |
C'è una storia che è la più semplice del mondo, quella del legame che unisce strettamente un padre e una figlia: un legame che non si è spezzato con la scomparsa fisica del primo, ma anzi si è consolidato e rafforzato ancora di più, a dispetto del tempo che inesorabilmente passa e macina gli anni. C'è una figlia che vuole ricostruire, sul filo della memoria ostinatamente viva, la vicenda biografica di un padre, fissandola sulla pagina, perché il suo ricordo rimanga. Una piccola storia che incrocia la grande storia, quella del primo dopoguerra, del secondo conflitto mondiale e della deportazione. Un percorso di vita fatto di gioie semplici, di solidi valori che affondano le radici nel mondo contadino, ma anche di rinunce, prove quotidiane e profonde sofferenze personali e collettive, quelle di una generazione travolta e intimamente segnata dalla guerra. |
|
|
|
|
Roldo e Mauro Marconato |
|
![]() |
Il 21 maggio 1943 fu per Roldo Marconato il primo giorno di naja. Quattro mesi dopo si ritrovò nel corteo di militari sconfitti che sfilava per le vie di Treviso: l’abbraccio con il padre, la sofferta solidarietà della gente, l’incognita del futuro lo accompagnarono al treno sul quale i tedeschi occupanti lo avrebbero trasportato nel Reich. Divenne un I.M.I., uno dei 615.000 militari italiani che, rifiutando il loro consenso alla politica nazifascista, finirono rinchiusi in innumerevoli lager e sfruttati nei settori produttivi più usuranti. Fu liberato dall’esercito russo il 23 aprile 1945; in ottobre tornò a casa, a Caerano S. Marco. La sua storia, la compose giorno dopo giorno attraverso pagine preziose di taccuini e quaderni. Sopravvisse a mesi di vita ripetitiva e dolorosa anche grazie a quel ristoro quotidiano. A ottant’anni ricopiò le parole della sua giovinezza e, insieme alle lettere di allora, ai documenti che avevano accompagnato la sua vicenda di reduce, le consegnò al nipote Mauro. Questo testimone eccellente con pazienza e dedizione concede ora anche a tutti noi il privilegio di incontrare la storia di Roldo. |
Francesca Meneghetti (a cura di) |
|
![]() |
Chi sono veramente le ragazze e i ragazzi a cui viene frettolosamente assegnata l’etichetta di “seconde generazioni”, se si vuole abbracciare con un’unica, approssimativa, espressione tutto quell’insieme variegato di adolescenti e giovani arrivati in Italia da piccoli, al seguito dei loro genitori? Chi sono quei giovani che, singolarmente presi, vengono identificati e incasellati a priori dalla società, in base alla regola implicita delle tre “A”: aspetto, accento, ascendenza? Sappiamo veramente che cosa vogliono, come si sentono e si vedono? Se, e quanto, vogliono conservare delle loro tradizioni? Se desiderano integrarsi per appartenere totalmente alla nuova identità italiana? Se aspirano ad una sorta di cosmopolitismo, anche grazie alla padronanza delle nuove tecnologie comunicative, che fornisce loro – ponte tra due mondi - una coscienza globale? Se sono destinati inevitabilmente alla ribellione dal loro ruolo di figli, istruiti in modo occidentale, di padri affamati? Qualche volta, piuttosto che teorizzare su di loro, sarebbe meglio ascoltare. Con qualche sorpresa. Francesca Meneghetti. Insegnante all’ITIS “Planck” di Lancenigo (TV) è autrice di: I vagabondi, la società e lo stato nella Repubblica di Venezia alla fine del ’700, Roma 1984; Treviso-Genova, andata e ritorno. Gli albori dell’emigrazione transoceanica e l’inchiesta dell’Ateneo di Treviso (1876-1878), Treviso-Venezia 1990; Un ragazzo del Novecento: lettere e ricordi di un alpino pittore, 1940-1994, Verona 2004; Le avventure di Tonino nella città del benessere, racconti mensili; “La Tribuna” 2007. |
Ernesto Brunetta |
|
![]() |
Negli ultimi giorni di guerra si insediò a pochi chilometri da Treviso, nei locali della Cartiera Burgo di Mignagola, un tribunale partigiano deciso a fare giustizia sommaria di spie, collaborazionisti e combattenti in camicia nera. Circa duecento persone furono catturate, interrogate, talvolta torturate; quasi la metà furono infine uccise e fatte sparire. Ma le cifre precise rimangono ancora un mistero. Né il Comitato di Liberazione Nazionale né le truppe di occupazione alleate furono in grado di controllare e contenere questa resa dei conti. Fu il colpo di coda di un conflitto che il fascismo aveva voluto, che era cominciato come guerra di conquista europea e mondiale e si era infine rovesciato in una lotta intestina, spietata e violenta. I “fatti di Mignagola” rimasero come un buco nero nella memoria collettiva: per decenni furono fonte di imbarazzo per i partigiani e un’arma di ricatto nelle mani dei loro detrattori. Gli uni cercarono di rimuovere o di minimizzare; gli altri invece enfatizzarono e strumentalizzarono l’eccidio per denigrare l’intera Resistenza. Entrambi, per opposti motivi, furono poco interessati a capire cosa accadde veramente, e perché. Proprio l’esigenza a lungo trascurata di conoscere, di comprendere e quindi di fare storia è la ragione che sta alla base di questo libro. |
S. Busatto ( a cura di) |
|
![]() |
Senza nulla concedere al “folclore di celebrazioni astoriche del passato”, un gruppo di cittadini ha voluto recuperare alcuni frammenti della storia della propria comunità valorizzando i ricordi dei più anziani. Ne è uscito un affresco che, da un punto di vista contenutistico, non ha nulla a che vedere con le solite nostalgiche rievocazioni venate di rimpianto per le antiche atmosfere e i perduti valori. Si leggano in particolare i racconti femminili: una denuncia aspra, ancorata ai fatti e perciò priva di retorica, della durezza dei rapporti intrafamiliari, della condizione di sfruttamento e di emarginazione dei più deboli, soprattutto donne e bambini, dell’impotenza ad opporsi a soprusi e prevaricazioni. E se un po’ di nostalgia traspare, questo avviene, giustamente, nelle pagine in cui, di fronte al degrado odierno, ci si ricorda di come fossero limpidi i fiumi, i fossi e i fontanazzi di una volta, ricchi di una flora e di una fauna almeno in parte scomparse o gravemente minacciate. (L. Vanzetto, Prefazione). |
L. Bregantin, L. Fantina, M. Mondini |
|
![]() |
.Il Veneto della Grande Guerra non è solo il Piave e il Grappa, ma anche Venezia, Treviso e Padova, tre città che rientrano fin dal 1915 in zona di guerra e che dopo Caporetto acquistano un’importanza fondamentale per la resistenza fino all’offensiva finale di Vittorio Veneto. Spazi urbani militarizzati per la presenza di caserme, ospedali, case del soldato, bordelli e che sono popolati di soldati, ma anche di medici, crocerossine, giornalisti e “borghesi della guerra”. Città che tra il 1917 e il 1918 si ritrovano quasi in prima linea per la vicinanza del fronte, quindi a tutti gli effetti le città “nazionali” della guerra italiana. Il volume ne traccia un agile profilo dal punto di vista politico, militare e sociale, tenendo conto della più recente storiografia sulla Grande Guerra. |
| N. Bettiol Feriti nell'anima. Storie di soldati dai manicomi del Veneto 1915-1918 Istresco, Treviso 2008 pp. 224, €14,00 isbn 978 88 88880 40 2 |
|
![]() |
Durante la Grande Guerra oltre 40.000 militari italiani furono ricoverati negli ospedali psichiatrici, ma probabilmente un numero di gran lunga superiore, mai rilevato, diede segnali di sofferenza psichica di fronte alla tragica quotidianità della vita al fronte. La fuga nella malattia mentale andò progressivamente configurandosi come uno degli elementi distintivi della prima guerra tecnologica di massa. Migliaia di uomini che dovettero subire a fondo il potere estraniante della trincea, il continuo rovesciamento dei valori, la perdita di controllo sulla propria esistenza, l'annullamento della dignità personale, manifestarono un diffuso malessere che ebbe modo di esprimersi nella folliaQuesto libro, attraverso la documentazione psichiatrica e le lettere censurate contenute nelle cartelle cliniche, racconta le storie, le speranze e le sofferenze di questi uomini, per troppo tempo dimenticati dalla memoria. |
| G. Biedermann Il Veneto invaso. Ricordi di guerra di un artigliere austriaco Istresco, Treviso 2008 pp. 204, €14,00 isbn 978 88 88880 41 9 |
|
![]() |
Quale fu il reale rapporto fra le popolazioni venete “occupate” e l’esercito austro-ungarico? In che cosa si manifestò, se si manifestò, il patriottismo di chi si era visto abbandonare dal proprio esercito e spesso anche dalle autorità politiche ed amministrative? E come vedevano i vincitori di Caporetto quegli abitanti che fino al 1866 erano appartenuti al loro stesso Impero, dal quale, alcuni erano stati addirittura decorati? Lo racconta la testimonianza di un sergente maggiore di artiglieria, che dopo l’inferno del Monte Santo e del San Gabriele vive per 9 mesi a contatto delle popolazioni venete. La guerra e la conquista lasciano qui spazio e tempo ad incontri toccanti, ad una speranza che oltre il conflitto intravede il futuro di un’Europa diversa. |
| P. Pozzato Vittorio Veneto. La battaglia della vittoria (24 ottobre - 4 novembre 1918) Istresco, Treviso 2008 pp. 212, €14,00 isbn 978 88 88880 42 6 |
|
![]() |
Vittorio Veneto segna non solo la fine del primo conflitto mondiale in Italia, ma la stessa consacrazione del mito nazionale del nostro paese. Con la vittoria scomparivano definitivamente i fantasmi dello sciopero militare, l’onta di Caporetto, il contrasto apparso spesso insanabile tra alti comandi e truppa. Proprio per questo però questa battaglia è più nota che realmente conosciuta. Tanto la sua versione ufficiale, quanto alcune delle più recenti ricostruzioni ignorano dati e problemi essenziali, si affidano solo alla voce dei “vincitori” o a quella degli “sconfitti”. Questo lavoro si propone invece di far dialogare fra loro proprio le opposte prospettive, per cercare fra i meandri delle versioni e delle testimonianze il filo di Arianna della verità storica. |
Piero Bonotto I banditi dell'Archeson. Ricordi di un partigiano del Grappa. Istresco, Treviso 2008, pp. 186, euro 12,00. |
|
![]() |
Piero Bonotto nasce a Cavaso del Tomba nel 1924. Ha 19 anni quando i fatti dell’8 settembre lo spingono ad organizzare, con un gruppo di amici del paese, le prime forme di resistenza “in nome degli ideali di libertà e giustizia che il fascismo da vent’anni calpestava”. Diventa così uno dei partigiani del Grappa, uno dei “banditi dell’Archeson”, uno degli uomini della Brigata Italia Libera del maggiore Edoardo Pierotti. In questa memoria ripercorre lo sconcerto di allora per la decisione di difendere il monte, ad oltranza, nei giorni del rastrellamento (20-28 settembre 1944) e rivive, con sgomento, il dolore per i tanti amici trucidati in quella che fu una strage di inermi. Racconta i mesi di lavoro alla Todt come occasione per continuare a lottare, “attraversando l’inferno”, fino ai “giorni indimenticabili” della Liberazione. La storia è a lieto fine: Piero ha la consapevolezza di aver contribuito a ridare dignità e libertà al suo paese. E non da solo, ma assieme a tanti altri. E’ per difendere la loro memoria che Piero continua a lottare. |
Stefano Ballarin Un antifascista di provincia. Storia di Ferdinando Perencin (1910-1941) Istresco, Treviso 2008, pp. 238, euro 16,00. |
|
![]() |
Ferdinando Perencin (1910-1941) da San Vendemiano (TV) fu travolto e distrutto dalla dittatura fascista: conobbe l’accanimento di funzionari e prefetti, il Tribunale speciale per la difesa dello stato, il carcere e il confino, le spire ottuse della peggiore burocrazia che lo costrinse ad una agonia lunga e solitaria, senza cure e senza conforto. |
Anna Alemanno (a cura di) Lettere [d]all'Occidente Istresco, Treviso 2008, pp. 126, euro 12,00. |
|
![]() |
Lettere [d]all’Occidente è un progetto nato dalla volontà di dare voce e ascolto ai cittadini di madre lingua straniera residenti nella provincia di Treviso, attraverso un concorso di scrittura che ha dato loro l’occasione di raccontare l’esperienza in Italia con una lettera indirizzata ad un proprio caro, nel paese d’origine. La raccolta di testi, qui pubblicata, testimonia il comune vissuto personale dei nostri concittadini stranieri e permette di condividerne l’autentica richiesta di comprensione e accettazione. Il materiale raccolto rappresdenta una significativa documentazione delle esperienze delle prime generazioni di immigrati in questo scorcio di nord-est. Nell’ambito del progetto sono stati organizzati incontri e conferenze a carattere interculturale con il proposito di contribuire a migliorare il dialogo tra i popoli. I saggi brevi contenuti in questa pubblicazione stanno a testimoniare il dibattito e il confronto costruttivi in atto nella società civile. |
Ernesto Brunetta Dal Montello a San Donà. La battaglia del Piave 1917-1918 Istresco, Treviso 2008, pp. 80 |
|
![]() |
Da Caporetto al Piave è il momento della massima disgregazione del nostro esercito. Tra l’Altopiano dei Sette Comuni, il Grappa, il Montello e il Piave le forze armate italiane riuscirono a contenere lo spazio offensivo del nemico e a trasformare quei luoghi nel limite invalicabile dell’offensiva. La battaglia del Solstizio segnò la definitiva sconfitta dell’avanzata austro-ungarica, sconfitta alla quale concorsero anche le condizioni economiche estremamente disagiate dell’Impero. Vittorio Veneto fu la conclusione di un processo di dissoluzione di un Impero che, con la sua pluralità etnica, costituiva un nonsenso nella carta geografica d’Europa. |
Daniele Ceschin In fuga da Hitler Gli ebrei stranieri internati nel Trevigiano (1941-43) Istresco, Treviso 2008, pp.176 |
|
![]() |
Il volume raccoglie le storie degli ebrei stranieri provenienti soprattutto dalla Jugoslavia occupata dalle truppe nazifasciste, ed internati in provincia di Treviso durante la Seconda guerra mondiale. Destinati all’“internamento libero”, circa 380 ebrei arrivano infatti nel Trevigiano nell’autunno del 1941 per poi essere inoltrati in una ventina di comuni, nei “perimetri della razza” predisposti dal regime fascista e dai quali non possono uscire: quasi dei “campi di concentramento” dove gli internati, nonostante i vincoli posti dalle autorità, riusciranno comunque ad intrecciare le loro vite con quelle della popolazione locale. Nei “perimetri” rimarranno fino all’armistizio quando si renderà necessaria un’altra e definitiva fuga – verso la Svizzera o verso l’Italia già liberata – per sottrarsi alla deportazione nei campi di sterminio. Il libro è nato grazie allo stimolo di Renato Mannheimer, la cui famiglia venne salvata da un ignoto “giusto” di nome “Renato”. |
Daniele Ceschin (a cura di) Dai campi alle officine. Storie e lotte del sindacato nel Trevigiano Atti del convegno Un secolo per il lavoro 1906-2006 Cgil Treviso – Istresco, Treviso 2007, pp. 372 |
|
![]() |
Un secolo di sindacato, un secolo per il lavoro. Il volume raccoglie saggi e contributi che illustrano le vicende delle organizzazioni sindacali nel Trevigiano, dalla fase “arcaica” della seconda metà dell’Ottocento caratterizzata dal mutualismo e dalla cooperazione, fino alle lotte nelle fabbriche degli anni Sessanta. Passando attraverso la nascita della Camera del lavoro, il leghismo rosso e quello bianco del primo dopoguerra, il sindacalismo fascista e la rinascita del sindacato nell’Italia libera e democratica. Stagioni politiche e uomini, organizzazione e partecipazione. Quindi la CGIL, ma non solo. La chiave di lettura è data dalle trasformazioni dell’economia trevigiana: “dai campi alle officine”, dall’attenzione alle condizioni delle masse rurali e dalla loro mobilitazione, alle vertenze dei contadini diventati operai. Un processo scontato e un luogo comune? Non proprio: il sindacato accompagna queste fasi con il suo apporto, legge queste dinamiche e cerca di governarle, combatte e rivendica, media e a volte ripiega. Non è una storia facile: accanto alle lacerazioni e alle sconfitte si consolidano anche le speranze e le conquiste. |
Santo Valenti Stellette sul Grappa Istresco, Treviso 2007, pp.132 |
|
![]() |
Soldato di leva prima dell’8 settembre, arruolatosi nella Rsi per non recare danno ai famigliari, viene catturato dai partigiani e sceglie di combattere con loro sul Grappa. Preso nel Rastrellamento del 20-27 settembre 1944, è tra coloro che sono destinati all’impiccagione a Bassano. All’ultimo minuto, senza una chiara ragione, viene tolto dal gruppo. Finisce poi a lavorare con la Todt nell’altopiano di Asiago. Sessant’anni dopo Santo ricorda e continua a interrogarsi sul significato della “sua” storia. “Credo che ciò che ho scritto con grande sforzo per richiamare alla mente quei fatti dolorosi, e soprattutto per reprimere quel senso di disagio, quel grumo d’emozioni e di sentimenti fortissimi che non mi hanno mai abbandonato, sia sufficiente a delineare il mio ruolo durante quegli avvenimenti, e quello di tante persone come me: soldati di leva, senza ambizioni e senza passioni, probabilmente non tagliati per la guerra e precipitati contro la loro volontà in circostanze davvero drammatiche”. |
Lorenzo Capovilla, Giancarlo De Santi Sui sentieri dei partigiani nel Massiccio del Grappa Cierre-Istresco, Verona 2007 |
|
![]() |
Meta di pellegrinaggi agli inizi del Novecento e poi simbolo dell'eroismo italiano durante la Grande Guerra, dopo l'8 settembre il Grappa fu scelto anche come rifugio dai partigiani: sul massiccio nacquero quattro formazioni per un totale di circa 1200 uomini. Dopo il rastrellamento attuato da nazisti e fascisti tra il 20 e il 28 settembre 1944, molti di essi furono uccisi o deportati, mentre rappresaglie e devastazioni terrorizzarono a lungo le popolazioni civili. E' soprattutto questo nodo di storie che ha portato gli autori a ripercorrere i sentieri della Resistenza e a visitare rifugi e postazioni. Il risultato sono i 16 itinerari contenuti in questo libro, che interessano tutti i versanti del massiccio e consentono all'escursionista di leggere i segni che fanno del monte Grappa uno dei luoghi più emblematici della storia del Novecento, apprezzando nello stesso tempo le particolarità della conformazioni geologica e gli endemismi naturalistici, nonchè la bellezza degli scorci panoramici. |
Francesca Capra Albina Moimas racconta: La testimonianza di una ex internata ad Auschwitz Fare storia con la fonte orale: riflessioni e proposte didattiche Istresco 2007, pp. 124 |
|
![]() |
Il racconto di una ex internata ad Auschwitz che incontra gli alunni dell’Istituto comprensivo “A. Martini” di Peseggia (VE) diventa occasione per un laboratorio storico sulla fonte orale. E dopo operazioni di trascrizione, decostruzione e contestualizzazione, ragazzi e insegnante decidono di mettere alla prova competenze e conoscenze acquisite creando un nuovo soggetto, una sceneggiatura e realizzando un cortometraggio. Un’esperienza sul campo ricca e motivante, originale ed interdisciplinare dove i saperi non sono trasmessi, ma costruiti assieme. |
|
|
|
|
Egidio Ceccato
Guerra, Resistenza e rinascita di Castelfranco Veneto La vicenda di Guido Battocchio (1919-2001) Istresco, Treviso 2007, pp. 316. |
|
![]() |
La vicenda di Guido Battocchio un popolano di Salvatronda di umili origini, dapprima operaio alla Simmel, poi guardia municipale dalle molte risorse ed infine agente immobiliare in proprio ci consente di illuminiare dal basso cinquant’anni di storia di Castelfranco e della castellana. E quindi di mettere a fuoco la ribellione morale di tanti giovani alla guerra voluta dal fascismo, la loro convinta partecipazione ad una Resistenza dalle diverse anime e dalle perduranti zone d’ombra le stesse che fanno da sfondo all’assassinio di Masaccio la successiva tendenza a discriminare i rossi anziché a punire o epurare i neri; i molteplici apporti alla ricostruzione post-bellica e alla crescita economica e civile di Castelfranco Veneto, fortemente voluta dai fratelli Domenico e Gino Sartor. Capitoli di storia come sempre in chiaroscuro, che hanno però permesso a non pochi ex polentoni di scrivere pagine esemplari di riscatto personale e familiare. |
|
|
|
|
Nino De Marchi, Livio Fantina
Partigiani in Montagna Fotografie della Resistenza in Cansiglio e Alpago. Autunno 1944 primavera 1945 Istresco, Treviso 2007, pp. 144. |
|
![]() |
Sessanta foto, un piccolo tesoro di ricordi privati conservato gelosamente a cui accostarsi ogni tanto per rinnovare le sensazioni della gioventù, a riflettere sul senso di un'esperienza tanto forte da determinare una vita. Ma il piccolo tesoro è anche il tassello di una memoria collettiva, testimonianza di uno sguardo irripetibile e spontaneo con cui, tra i boschi le montagne e le baite del Cansiglio, si vive l'alba di una nuova storia, si sogna una nuova nazione o, più semplicemente, si cerca di sopravvivere con la dignità di chi non vuol chinare il capo di fronte alla prepotenza dei nuovi padroni a cui i vecchi hanno ordinato di sottomettersi. (Livio Fantina) |
|
|
|
|
Giorgio Morlin (a cura di)
1944: Treviso sotto le bombe Una Cronaca vescovile e altri documenti inediti su Treviso in tempo di guerra (1944-1945) Istresco, Treviso 2007, pp. 160. € 12,00 |
|
![]() |
Dopo la caduta del fascismo, la Chiesa trevigiana riemerge dalla guerra con un’immagine notevolmente rafforzata. Non pochi elementi avrebbero potuto far pensare ad un suo disagio o ridimensionamento a causa dei numerosi compromessi cui si era adattata nel corso del ventennio precedente: dall’aperto appoggio al Plebiscito a favore del Partito nazionale fascista nel marzo 1929 alla guerra coloniale in Africa; dal silenzio imbarazzante sulle leggi razziali nel 1938, all’entrata in guerra del 1940; dall’occupazione di Grecia e Jugoslavia, fino al sostegno attivo e convinto alla campagna di Russia. Fatti, questi, che avrebbero potuto giustificare diffidenza e risentimento nei confronti dell’istituzione ecclesiale. In realtà, la compattezza del consenso nel cattolicesimo rurale trevigiano e il coinvolgimento personale di molti preti, e del vescovo in particolare, a fianco della popolazione civile, smentirono questa previsione. La gente, infatti, pur nelle inevitabili asprezze che si crearono nello scontro ideologico tra comunismo e anticomunismo, riconobbe nella Chiesa trevigiana un significativo punto di riferimento durante l’intero decennio 1940-1950. E questo, grazie anche a mons. Antonio Mantiero che, con determinazione e generosità, svolse un’opera altamente civile oltre che ecclesiale. |
|
|
|
|
A. Casellato (a cura di)
Il microfono rovesciato Dieci variazioni sulla storia orale Interviste a Cesare Bermani, Manlio Calegari, Luisa Passerini, Alessandro Portelli, Tullio Telmon, Gabriella Gribaudi, Daniela Perco, Marco Fincardi, Antonio Canovi, Marco Paolini Istresco, Treviso 2007, pp. 144, € 12.00 |
|
![]() |
Abbiamo preso sul serio l’immagine inventata da Gianni Bosio, del ricercatore sul terreno dell’oralità come intellettuale rovesciato. Così ne abbiamo scelto dieci esemplari, diversi tra loro per età, provenienza e professione, e li abbiamo capovolti. Non messi a testa in giù, ma solo dall’altra parte del registratore. Già questa è stata una piccola rivoluzione copernicana. Abituati a fare domande agli altri, sono stati gentilmente costretti a dare risposte su di sé, a raccontare le loro storie, a svelare i loro segreti (professionali). |
|
|
|
|
Alberto Tronchin
Un "giusto" ritrovato. Karel Weirich: la Resistenza civile e il salvataggio degli ebrei in Italia Istresco, Treviso 2007. |
|
![]() |
Dalla scoperta di un archivio a Treviso, riemerge la storia dimenticata di Karel Weirich, un giornalista antifascista ceco che durante la seconda guerra mondiale aiutò in Italia centinaia di ebrei fuggiti dalla Ceco-Slovacchia occupata dai nazisti. Una vicenda positiva ed emblematica, in grado di mostrarci come la Resistenza e l'attività di soccorso verso le persone di religione ebraica fossero unite dai medesimi valori. "La limpida vicenda umana e civile di Karel Weirich ci fa riscoprire una realtà che prima il fascismo, poi il comunismo avevano largamente occultato e Alberto Tronchin è riuscito con indubbia perizia a saldare in una sintesi felice un evento locale (la scoperta di un archivio) con la grande storia della Resistenza e della Shoah". (dalla Prefazione di Francesco Leoncini) |
|
|
|