| COLLANA "SCRITTURE POPOLARI TREVIGIANE" |
Roldo e Mauro Marconato |
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Il 21 maggio 1943 fu per Roldo Marconato il primo giorno di naja. Quattro mesi dopo si ritrovò nel corteo di militari sconfitti che sfilava per le vie di Treviso: l’abbraccio con il padre, la sofferta solidarietà della gente, l’incognita del futuro lo accompagnarono al treno sul quale i tedeschi occupanti lo avrebbero trasportato nel Reich. Divenne un I.M.I., uno dei 615.000 militari italiani che, rifiutando il loro consenso alla politica nazifascista, finirono rinchiusi in innumerevoli lager e sfruttati nei settori produttivi più usuranti. Fu liberato dall’esercito russo il 23 aprile 1945; in ottobre tornò a casa, a Caerano S. Marco. La sua storia, la compose giorno dopo giorno attraverso pagine preziose di taccuini e quaderni. Sopravvisse a mesi di vita ripetitiva e dolorosa anche grazie a quel ristoro quotidiano. A ottant’anni ricopiò le parole della sua giovinezza e, insieme alle lettere di allora, ai documenti che avevano accompagnato la sua vicenda di reduce, le consegnò al nipote Mauro. Questo testimone eccellente con pazienza e dedizione concede ora anche a tutti noi il privilegio di incontrare la storia di Roldo. |
Santo Valenti Stellette sul Grappa Istresco, Treviso 2007, pp.132 |
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Soldato di leva prima dell’8 settembre, arruolatosi nella Rsi per non recare danno ai famigliari, viene catturato dai partigiani e sceglie di combattere con loro sul Grappa. Preso nel Rastrellamento del 20-27 settembre 1944, è tra coloro che sono destinati all’impiccagione a Bassano. All’ultimo minuto, senza una chiara ragione, viene tolto dal gruppo. Finisce poi a lavorare con la Todt nell’altopiano di Asiago. Sessant’anni dopo Santo ricorda e continua a interrogarsi sul significato della “sua” storia. “Credo che ciò che ho scritto con grande sforzo per richiamare alla mente quei fatti dolorosi, e soprattutto per reprimere quel senso di disagio, quel grumo d’emozioni e di sentimenti fortissimi che non mi hanno mai abbandonato, sia sufficiente a delineare il mio ruolo durante quegli avvenimenti, e quello di tante persone come me: soldati di leva, senza ambizioni e senza passioni, probabilmente non tagliati per la guerra e precipitati contro la loro volontà in circostanze davvero drammatiche”. |
| Valerio "Marco" Andreatta Uno dei tanti. Memorie dalla campagna di Russia alla deportazione di Germania. Prefazione di Paolo Capuzzo con una nota di Giuliana Andreatta e una intervista sul prima e sul dopo di Alessandro Casellato Cierre Edizioni - Istresco, Verona 2006, seconda edizione, pp. 88. |
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Valerio Andreatta, detto Marco, nasce ad Asolo (TV) nel 1922. Arruolato nel 1942, nello stesso anno viene inviato sul fronte del Don. E' tra i pochi che riescono a sopravvivere alla ritirata dalla Russia, ma dopo l'8 settembre viene catturato dai tedeschi e internato in un campo di lavoro. Rientra in Italia nel giugno 1945. A distanza di sessant'anni, quelle esperienze non si sono ancora sedimentate, ma restano vive e presenti nella sua coscienza. L'attenzione e la confidenza di una della famiglia, Giuliana, hanno consentito a questo vissuto di diventare narrazione, dando voce a "uno dei tanti". |
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Luisa Tosi Testimoni loro malgrado... Memorie del bombardamento del 7 aprile 1944 Cierre Edizioni, Treviso 2005 pp. 142, euro 12,00 |
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Il 7 aprile 1944 più di 2000 bombe vennero sganciate su Treviso. Quel giorno la città esplose. Rovinarono al suolo edifici pubblici ed interi quartieri. I rifugi colpiti seppellirono centinaia di persone. Attraverso il racconto di ventinove testimoni, intervistati da Luisa Tosi, possiamo ora ripercorrere le ore che accompagnarono il bombardamento e i mesi di guerra che lo seguirono |
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Mario Carlesso, Virginio Maso Memorie di un soldato prigioniero degli americani 1943-1946 a cura di Erika Lorenzon Istresco, Cierre Edizioni, Treviso 2005 pp. 79, euro 10,00 |
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Mario Carlesso ha appena compiuto vent'anni quando, il 21 luglio 1943, viene fatto prigioniero degli americani, in Sicilia e trasferito in America. Passando da una costa all'altra degli Stati Uniti e finendo poi alle isole Hawai, vive tre anni di spaesamento, riportandosi alla fine in Italia una malattia ancora da curare e un mestiere per la vita. Virginio Maso è l'amico che, seduto ad un tavolo, raccoglie per ore e ore i ricordi della prigionia e li trasforma in scritttura, perchè anche noi possiamo leggere e vedere. |
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| Devana Lavrencic Cannata Come se non fosse accaduto Lettera d'amore dal campo di concentramento di Monigo Istresco, Treviso 2005, pp.61 |
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A seguito dell'occupazione militare della provincia di Lubiana e della deportazione di popolazione civile in campi di concentramento in Italia, un gruppo di liceali di Novo mesto, a partire dal luglio 1942, viene internato a Monigo. Uno dI loro, Tone Savelj, "per continuare a vivere", scrive ad una ragazza di Maribor, Devana Lavrencic, dodici lettere. Sono lettere d'amore per lei, per la terra della loro adolescenza, per i bagni sulla "verde Krka", per le passeggiate "nel parco o in piazza a Grm" e di dolore perchè tutto gli è stato tolto e a Monigo "non vedi altro che il filo spinato e il muro alto". Tone racconta ciò che accade nel campo e che, con il passare dei mesi, produce sentimenti di impotenza e avversione nei confronti di "gente che ha invaso la Slovenia e che noi non abbiamo mai chiamato". |
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| Baldo Antonio Gentile Ricordi di guerra di un diciassettenne 1940-1945 Cierre Edizioni, Iveser, Istresco, Treviso 2004, pp. 165 |
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Nella memoria di Baldo Antonio Gentile, gli anni dal 1940 al 1945 risultano fondamentali: non ancora diciassettenne si trova di fronte a situazioni nelle quali, a differenza di tanti, si sente spinto a scegliere di stare da una parte, anche se ciò mette in pericolo la sua vita. Sfollato a Salzano da Marghera nel 1942, dopo aver visto lesultanza per il 25 luglio 43 e le incertezze successive all8 settembre, si trova a parlare di socialismo e antifascismo con il gruppo di amici a cui è legato. Il passo allinterno della Resistenza sarà breve. Arrestato nel settembre 1944, incarcerato a Venezia, torturato e condannato a morte, viene poi inviato nel campo di lavoro di Aussing/Elbe, nellex Cecoslovacchia. Vi giunge il 19 settembre 1944, dieci giorni prima di compiere 17 anni. Otto mesi dopo, i carri armati sovietici mettono fine allinternamento di quanti erano riusciti a sopravvivere. Antonio inizia il lungo viaggio che in settantacinque giorni lo riporterà a casa. |
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Giuseppe Bessegato
Memorie di prigionia (1943-1945), a cura di Lucio De Bortoli Istresco, Treviso 1998, pp. 101 [esaurito] Le Memorie di prigionia di Giuseppe Bessegato rappresentano uno degli ormai numerosi tasselli che, in particolare negli ultimi anni, hanno arricchito la conoscenza dell'esperienza di prigionia dei soldati italiani durante l'ultimo conflitto mondiale. |
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| Antonio Lorenzon Balcania 1942-1943 Diario di Guerra, (a cura di) Roberto Ros CIERRE ed., Verona 1999, pp. 80 |
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Il Diario di Lorenzon costituisce una testimonianza sincera dei sentimenti, delle opposizioni, delle disposizioni d'animo di un soldato qualunque trascinato suo malgrado, con il povero bagaglio della sua cultura contadina, in una guerra di occupazione spietata sulla quale, ancora oggi, la ricerca storiografica, in Italia, deve organicamente far luce e chiarezza. |
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| Bepi Stocco Gente delle calli Vagabondi, ambulanti, imbonitori e prostitute del borgo di S.Nicolò a Treviso CIERRE ed. - Istresco - Canova , Verona 2000, pp. 248 |
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Attraverso il coro a due voci modulato da Bepi Stocco e Livio Fantina emergono tra le pagine di questo volume le azioni, i luoghi, i ritrovi, il gergo, le antiche origini e gli amari destini di un popolo che, sotto gli oscuri e cadenti portici di antiche calli degradate, cerca di costruirsi un'identità che lo difenda dal disprezzo e dalla paura che suscita tra i boriosi della città. Mescolando poesia, racconto e considerazioni etiche, come in una vita nova del degrado, emergono a fronte centinaia di personaggi indimenticabili, amabili e repellenti, bizzarri e lunari, geniali e patetici, tragici e balordi, grandi lavoratori dai mille mestieri e dissipati nullafacenti, tutti impegnati nella continua lotta per una sopravvivenza da inventare ad ogni sorgere del sole. Gente dai mille volti che, attraverso un processo secolare costruito dal sovrapporsi dell'esperienza dei barcari, dei caminanti e dei vagabondi che la miseria ha spinto per il mondo, riesce a distillare dal degrado abitativo, dalla fame, dall'indigenza in cui è costretta a vivere, una cultura e un'identità impastate di orgoglio, di solidarietà e di fiducia nell'intelligenza furfantesca che apre possibilità illimitate nel grande gioco del commercio e della vita. Ma il destino degli uomini delle calli offre anche la possibilità di riflettere sull'antico patrimonio di odio che la città manifesta nei confronti della diversità e della povertà, diventa l'occasione per ricostruire i tentativi e il lungo processo che porterà alla distruzione di quel territorio umano considerato nemico, svela infine i tentativi, messi in atto da alcuni svagati intellettuali della città, di appropriarsi di questa cultura all'interno di un amabile quanto generico ombrello di "trevigianità". |
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| Damira Titonel La libertà va conquistata Un'emigrata trevigiana nella Resistenza francese, a cura di Carmela Maltone CIERRE ed. - Istresco - Canova , Verona 2001, pp. 158 |
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Damira Titonel, originaria di Refrontolo (Tv), emigrò in Francia all'età di due anni, nel 1925, assieme a tutti i suoi familiari, contadini orgogliosamente socialisti costretti all'esilio della povertà e dalle aggressioni fasciste. Dopo un'infanzia relativamente serena, durante il regime di Vichy Damira entrò nella Resistenza francese, in una brigata formata in prevalenza da emigrati italiani. Arrestata, subì la deportazione nel campo di sterminio di Ravensbrùck. Vive oggi in Francia, con figli e nipoti. Quest'opera è il risultato dell'incontro di Carmela Maltone, ricercatrice italiana dell'università di Bordeaux, con Damira Titonel: nel contempo, un toccante libro-testimonianza, che racconta le speranze di una giovane emigrata e gli orrori del campo di sterminio, e una ricerca storica sulla partecipazione non marginale dei contadini italiani alla Resistenza nel Sud Ovest della Francia. |
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| Giuseppe Davanzo Alla bella Treviso via Marconi 21, con saggio introduttivo di Livio Fantina CIERRE ed. - Istresco - Canova , Verona 2001, pp. 128 |
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Quando nel novembre del '33 il giovane Davanzo abbandona Ponte di Piave per trasferirsi in città seguendo la mamma che ha trovato l'occasione di gestire un'osteria nell'immediata periferia trevigiana, "incomincia una nuova vita". Di Treviso conosce solo la scuola, dove si reca ogni giorno, e i locali cinematografici dove però non è ancora mai entrato. La sua nuova vita si apre però ai margini della città, in quel territorio dove sorge l'Osteria - Bottiglieria Alla bella Treviso al termine di una via tracciata di recente e dedicata alla fama di un Guglielmo Marconi ancora vivente. L'osteria - abitazione vive in una terra di nessuno che non possiede l'identità della città, nè la riconoscibilità sedimentata dal tempo del quartiere di Santa Maria del Rovere; non è elegante luogo di passeggio, come la parallela via che, uscendo dalla porta San Tommaso, si dirige verso l'ippodromo con la sua aristocratica scansione di ville, ma neppure ha i caratteri della campagna, quel mondo e quella cultura di tipo agrario che inizia solo oltre la barriera segnata dal percorso del treno. Luogo senza identità, luogo di passaggio dove si ritrovano a vivere persone senza radici in quel territorio fino a poco tempo prima ostile, stretto tra un terreno paludoso e i resti del primo campo di aviazione cittadino, radura vuota e assolata su cui ora si esercitano i militari della vicina caserma. (dalla introduzione di Livio Fantina) |
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| Valerio "Marco" Andreatta Uno dei tanti Memorie dalla campagna di Russia alla deportazione in Germania Cierre Edizioni - Istresco, Verona 2002, pp. 64 [esaurito] |
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Valerio Andreatta, detto Marco, nasce ad Asolo (TV) nel 1922. Arruolato nel 1942, nello stesso anno viene inviato sul fronte del Don. E tra i pochi che riescono a sopravvivere alla ritirata dalla Russia, ma dopo l8 settembre viene catturato dai tedeschi e internato in un campo di lavoro. Rientra in Italia nel giugno 1945. A distanza di sessantanni, quelle esperienze non si sono ancora sedimentate, ma restano vive e presenti nella sua coscienza. Lattenzione e la confidenza di una della famiglia, Giuliana, hanno consentito a questo vissuto di diventare narrazione, dando voce ad uno dei tanti. |